Il “motore” di questa nuova sezione offerta ai nostri lettori più curiosi è proprio la “ curiosità”. Molte le sue definizioni. Troviamo sia perfetta quella che segue:
“La curiosità è un istinto che nasce dal desiderio di sapere qualcosa”. A lungo considerato un comportamento negativo (l’Eden si perde per la curiosità di Eva, Psiche perde Amore per la curiosità di guardarlo in viso), oggi è considerato un comportamento positivo sia nella scienza che nell’intelligenza, rappresenta un istinto che guida alla scoperta di nuove informazioni, conoscenze, comprensione e consapevolezza, il carburante della scienza e delle discipline dello studio umano, una vera e propria propensione all’interessamento personale verso ciò che incuriosisce”.

Le “curiosità” pubblicate in questa sezione saranno le più svariate, dall’articolo storico, alla vignetta, alla segnalazione “artistica” etc. Inviate il vostro contributo alla redazione che pubblicherà le curiosità più interessanti!

Buona lettura “curiosa” a tutti

A cura delle dottoresse Maria Clara Tonini e Daniela Cologno

  • Il mal di testa nell’antica Grecial mal di testa può ritenersi una patologia illustre, citata nei versi di Fernando Pessoa (ho mal di testa e di universo) e più di recente anche in quelli del poeta contemporaneo più interessato alle patologie del corpo, Valerio Magrelli. La cefalea ha avuto un posto nella storia sin dall’antica Grecia, dove si conoscevano già i principali termini: «cefalea», «mal di testa», «pesantezza», «emicrania», «vertigine», «stordimento e abbagliamento della vista».Platone, in uno dei suoi dialoghi, il Protagora, dice «mi si ottenebrò la vista» e «mi vennero le vertigini», legando questi sintomi a un’emicrania. Era anche nota la relazione fra cibo e mal di testa, infatti si racconta che esisteva un cibo considerato la causa scatenante del mal di testa e, come dice Antifonte, questo potrebbe essere «il midollo della palma», notizia che si ritrova anche in Senofonte. Il comico Teleclide parla di «sofferenza da mal di testa» e il ben più noto comico Aristofane ci informa che si può soffrire di «mal di testa da ubriachezza».

    Tornando a Platone, si scopre che, ai suoi tempi, era già noto un tipo di mal di testa, oggi accertato dalle scienze neurologiche, legato ai rapporti sessuali (su questo si veda il dialogo il Carmide). Come mostra un noto grammatico del II sec. d. C., Polluce, le conoscenze sul mal di testa, nella cultura greca, erano confuse da un punto di vista scientifico, ma disordinatamente abbondanti: infatti si accennava anche alla correlazione fra alcol e cefalea, un rapporto oggi spiegato dagli effetti della vasodilatazione, mentre per i Greci rimaneva un fenomeno misterioso. Aristotele, nell’ Erotico, al frammento 2 riportato più tardi da Ateneo afferma: «Gli antichi quando soffrivano di mal di testa provocato da vino, visto che ricavavano una sensazione di beneficio nel tenere strette le tempie, usavano come bende qualunque cosa trovassero. Gli uomini delle epoche posteriori aggiunsero alla benda per le tempie anche qualche ornamento che fosse adatto al divertimento che ricavavano dal vino, e idearono la corona. E poiché le sensazioni risiedono nella testa, per difendersi dagli effetti del vino, è meglio porre intorno a essa una corona piuttosto che coprire e stringere le tempie, visto che la cosa provoca giovamento/ornamento» 1.
    Carmide, nell’omonimo dialogo, lamenta un mal di testa mattutino e Socrate cerca di trovargli un rimedio efficace proponendogli un rimedio omeopatico 2.

    L’apostrofe al mal di testa si inserisce nella serie di quelle rivolte a parti del corpo, ad animali e ad oggetti, attestate a partire dall’epica, dal tono seriocomico o di biasimo. Petronio, nel Satyricon, afferma: «Non siamo soliti dir male di altre parti del corpo umano come la pancia, la gola e magari anche la testa quando ci dolgono? Anzi lo stesso Ulisse, non si è forse messo a litigare col suo cuore, una volta?» 3. Il mal di testa, per i Greci, aveva una eziologia varia e incerta, come si ricorda in alcuni trattati di medicina antica: «è generato assai spesso da freddo o da raffreddore o al contrario da colpo di sole o da veglie protratte» 4.

    A cura di Dorella Cianci

    Note
    1 Ateneo 15. 674 b.
    2 Platone, Carmide 155a-158c.
    3 Petronio, Satyricon 132. (trad. U. Dettore).
    4 Celio Aureliano, Malattie croniche 1.14 Bendz.

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